La guerra fa salire davvero le bollette?
L’aggravarsi delle tensioni militari tra Iran e Paesi del Golfo ha riacceso l’attenzione sul caro energia, ma l’impatto sulle bollette non è uguale per tutti. In questa fase, la differenza la fa soprattutto il tipo di contratto sottoscritto: chi ha una tariffa a prezzo fisso è generalmente protetto nel breve periodo, mentre chi ha una tariffa variabile risente più rapidamente dei movimenti del mercato. Il punto centrale, quindi, non è solo l’aumento dei prezzi all’ingrosso, ma anche la capacità dei consumatori di capire se il proprio contratto li espone davvero ai rincari.

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Prezzo fisso e prezzo variabile: chi è davvero esposto ai rincari
Nel mercato domestico dell’energia, le famiglie italiane si dividono soprattutto tra contratti a prezzo fisso e contratti a prezzo variabile. Nel primo caso, la tariffa resta bloccata per un periodo definito, di solito 12 o 24 mesi, e non segue le oscillazioni quotidiane del mercato. Nel secondo caso, invece, la componente energia cambia in base ai prezzi all’ingrosso e può riflettersi più rapidamente in bolletta.
Secondo i dati riportati nel report, il 54,8% dei clienti domestici italiani ha scelto un contratto a prezzo fisso, mentre il 45,2% ha una tariffa variabile. In pratica, quasi metà delle famiglie resta esposta alla volatilità del mercato, mentre l’altra metà non subisce effetti immediati fino alla scadenza dell’offerta sottoscritta. Accanto a questo, il report evidenzia anche un problema di consapevolezza: il 46% degli italiani non sa quale tariffa sta pagando. In una fase di forte instabilità, questa mancanza di conoscenza rende più difficile capire in anticipo se l’aumento dei prezzi potrà tradursi o meno in un rincaro reale in bolletta.
Percentuale di clienti per tipo di contratto in Italia
| Tipo di contratto | Percentuale dei clienti domestici | Fonte |
|---|---|---|
| Prezzo Fisso | 54,80% | ARERA (dati ufficiali) |
| Prezzo Variabile | 45,20% | ARERA (dati ufficiali) |
Andamento dei prezzi di luce e gas a marzo 2026
Per capire se i rincari dei mercati stanno incidendo sulle bollette, bisogna osservare l’andamento del PUN per l’elettricità e del PSV per il gas nella prima metà di marzo 2026. Il quadro emerso dal report è quello di un mercato in tensione, con due forti accelerazioni nel corso del periodo analizzato.
Il 4 marzo si è registrato un primo balzo rilevante: il PUN ha raggiunto 0,16574 €/kWh, mentre il PSV è salito a 0,59001 €/Smc. Dopo una breve flessione, il mercato ha poi vissuto un secondo scossone il 10 marzo, quando sono stati toccati i massimi del periodo: 0,16854 €/kWh per l’elettricità e 0,63128 €/Smc per il gas.
Nel complesso, la media dei primi 16 giorni di marzo si è attestata a 0,14307 €/kWh per la luce, con un aumento di circa il 30% rispetto alla base di 0,110 €/kWh di fine 2025. Per il gas, il rialzo è stato ancora più marcato: la media ha raggiunto 0,51724 €/Smc, circa il 47% in più rispetto a un livello pre-crisi di circa 0,35 €/Smc.
| DATA | PUN €/kWh | Variazione rispetto al giorno precedente | PSV €/Smc | Variazione rispetto al giorno precedente |
|---|---|---|---|---|
| 01/03/2026 | 0,10525 | -1,66% | 0,35226 | 2,55% |
| 02/03/2026 | 0,12037 | 14,37% | 0,37535 | 6,56% |
| 03/03/2026 | 0,1252 | 4,01% | 0,46365 | 23,53% |
| 04/03/2026 | 0,16574 | 32,38% | 0,59001 | 27,25% |
| 05/03/2026 | 0,15194 | -8,33% | 0,51732 | -12,52% |
| 06/03/2026 | 0,14059 | -7,47% | 0,52491 | 1,47% |
| 07/03/2026 | 0,1425 | 1,36% | 0,53581 | 2,08% |
| 08/03/2026 | 0,1426 | 0,07% | 0,53849 | 0,50% |
| 09/03/2026 | 0,15618 | 9,52% | 0,55741 | 3,51% |
| 10/03/2026 | 0,16854 | 7,91% | 0,63128 | 13,25% |
| 11/03/2026 | 0,14778 | -12,30% | 0,51261 | -18,80% |
| 12/03/2026 | 0,14359 | -2,80% | 0,53271 | 3,90% |
| 13/03/2026 | 0,14658 | 2,10% | 0,54458 | 2,20% |
| 14/03/2026 | 0,14297 | -2,50% | 0,5371 | -1,40% |
| 15/03/2026 | 0,12711 | -11,10% | 0,53624 | -0,20% |
| 16/03/2026 | 0,14331 | 12,50% | 0,54597 | 1,80% |
L’impatto reale in bolletta per le famiglie
Il rialzo dei prezzi all’ingrosso non produce lo stesso effetto su tutti i consumatori. Il report considera una famiglia tipo con consumi annui pari a 2.700 kWh di elettricità e 1.400 Smc di gas e distingue chiaramente due scenari: quello di chi ha bloccato il prezzo e quello di chi è indicizzato ai mercati.
Per chi ha un contratto a prezzo fisso, l’impatto immediato della crisi è sostanzialmente nullo. Chi ha bloccato la tariffa nel 2025 continua a pagare l’energia ai livelli precedenti all’attuale tensione di mercato, senza variazioni dirette in bolletta almeno fino alla scadenza dell’offerta.
Per chi ha un contratto a prezzo variabile, invece, l’effetto è già più concreto. Sulla base delle medie registrate nella prima metà di marzo, la spesa mensile per la sola materia energia cresce di circa 24 euro al mese, di cui circa 7,50 euro per la luce e 16,50 euro per il gas.
Se invece i picchi registrati il 10 marzo dovessero consolidarsi per un intero trimestre, il rincaro complessivo per chi ha un’offerta indicizzata potrebbe arrivare fino a 108 euro a trimestre. Il report sottolinea così che, in una fase di forte volatilità, la differenza tra stabilità e rincaro non dipende solo dai consumi, ma soprattutto dalla struttura del contratto scelto.
Il rischio di decisioni affrettate
Uno dei punti centrali del report riguarda il comportamento dei consumatori nei momenti di forte tensione dei mercati. Durante la crisi energetica del 2022, molte famiglie cambiarono tariffa nel pieno dei rincari, scegliendo offerte a prezzo fisso proprio quando i valori erano ai massimi. In molti casi, questa scelta si è poi rivelata penalizzante, perché ha bloccato il costo dell’energia su livelli molto elevati anche quando il mercato ha iniziato a rallentare.
Conclusioni
L’instabilità internazionale non colpisce tutti i consumatori allo stesso modo. Oggi il 54,8% degli italiani è protetto dai rincari immediati grazie a un contratto a prezzo fisso, mentre il 45,2% resta esposto alla volatilità del mercato. In questo contesto, il fattore decisivo non è solo la geopolitica, ma la conoscenza della propria tariffa e la capacità di valutarne i rischi.
Il prezzo fisso può essere una scelta difensiva per chi cerca stabilità, mentre il prezzo variabile permette di beneficiare più rapidamente di eventuali ribassi futuri. In ogni caso, la strategia più prudente in questa fase resta la consapevolezza: sapere quale contratto si ha, monitorare l’andamento dei mercati e non lasciarsi guidare dal panico.
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