Rinnovabili al 52,8%: il solare guida un maggio di consumi in crescita

La domanda elettrica italiana torna a salire e racconta un Paese che consuma più energia, ma che sta anche cambiando il modo in cui la produce. A maggio 2026 il fabbisogno nazionale è cresciuto del 2,1% rispetto a un anno prima. Il dato più importante arriva dalle rinnovabili: hanno coperto il 52,8% della richiesta, con il fotovoltaico in forte accelerazione.
24,8 TWh: consumi in crescita, industria in ripresa
Il dato di maggio conferma una tendenza già visibile nei primi mesi dell’anno: tra gennaio e maggio 2026 la domanda elettrica è aumentata del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il fabbisogno del mese è stato pari a 24,8 TWh: una misura tecnica che indica l’energia consumata su scala nazionale, quindi non la singola bolletta, ma il volume complessivo richiesto da famiglie, imprese e servizi.
La crescita è stata sostenuta anche dal meteo. Negli ultimi dieci giorni del mese le temperature hanno superato la media stagionale fino a 6 °C, aumentando l’uso dei sistemi di raffrescamento e rendendo più evidente il legame tra clima, rete e consumi domestici. Nelle fasi più calde, il peso della climatizzazione diventa una variabile sempre più rilevante per leggere i picchi della bolletta della luce.
La crescita è diffusa sul territorio, ma non uniforme. Il segnale più forte arriva dall’industria: l’indice IMCEI di Terna, costruito sui consumi di circa 1.000 imprese energivore, è salito del 2,2% a maggio, segnando il nono mese consecutivo di espansione. Nei primi cinque mesi del 2026 l’indice cresce del 4,5%, con un tasso medio annuo del 5% da novembre 2024.
- Al Nord la domanda cresce dell’1,4%, con una spinta più contenuta ma comunque positiva.
- Al Centro l’aumento arriva al 2,6%, in linea con il dato corretto nazionale.
- Al Sud e nelle Isole la crescita sale al 3,3%, il valore territoriale più alto del mese.
- Nell’industria i consumi avanzano del 2,2%, confermando una ripresa ormai lunga nove mesi.
Solare oltre 6 TWh: il numero che cambia il mix
Il fotovoltaico è stato la prima fonte rinnovabile del mese, con una produzione in crescita del 19,3% rispetto a maggio 2025. Il valore assoluto, oltre 6 TWh, va letto così: in un solo mese il solare ha generato una quantità di energia ormai centrale per l’equilibrio del sistema elettrico. È qui che il solare italiano mostra la sua forza industriale: non solo più sole, ma più impianti collegati alla rete.
Le rinnovabili hanno coperto il 52,8% della domanda elettrica nazionale, un livello alto ma inferiore al 57,7% registrato un anno prima. La differenza è quasi tutta nell’idroelettrico, crollato del 38,5% per la minore disponibilità d’acqua. In crescita, invece, l’eolico con un +14,5%; in calo biomasse, -7,3%, e geotermia, -5,8%. Il risultato è un mercato energetico sempre più dipendente dalla qualità degli investimenti e dalla capacità di bilanciare fonti diverse.
La produzione nazionale ha coperto l’84,6% della domanda, mentre il restante 15,4% è arrivato dagli scambi con l’estero. Anche il termoelettrico è salito del 9%, compensando in parte la frenata dell’idroelettrico. In pratica, il mix elettrico italiano sta cambiando, ma non procede in linea retta: quando una fonte rinnovabile cala per ragioni climatiche, il sistema deve trovare rapidamente un equilibrio.
Accumuli, rete e prezzi: la transizione entra nella fase concreta
A fine maggio la potenza rinnovabile installata in Italia ha raggiunto 86,42 GW, con 46,12 GW di fotovoltaico e 13,91 GW di eolico. Il GW misura la potenza disponibile, cioè la capacità degli impianti di produrre energia: non è il consumo effettivo, ma indica quanto il sistema può generare quando le condizioni sono favorevoli. Da inizio anno sono stati aggiunti 2,6 GW di nuova capacità rinnovabile.
La crescita delle rinnovabili non riguarda più soltanto la generazione, ma l’intero equilibrio del sistema. Gli accumuli sono ormai un’infrastruttura critica: in Italia risultano operativi 938.727 sistemi di storage, per 19,16 GWh di capacità complessiva e 7,9 GW di potenza nominale. In parole semplici, gli accumuli servono a conservare energia quando se ne produce molta e a rilasciarla quando la rete ne ha bisogno, rendendo più utile la produzione verde.
Il quadro di maggio indica tre priorità: rafforzare la rete nelle aree dove la domanda cresce di più, accelerare gli impianti rinnovabili dove il potenziale è ancora bloccato e rendere più prevedibile il costo della luce per famiglie, imprese e per ogni fornitore di energia elettrica chiamato a muoversi in un sistema più variabile. In questo contesto, anche il confronto tra offerte luce diventa più legato all’evoluzione del sistema energetico. Il dato del 52,8% non è un punto d’arrivo: è la prova che la transizione italiana funziona quando capacità, domanda e infrastrutture avanzano insieme.