Bonus caldaia 2026: stop al 50% per il passaggio gas-biomassa

Dal 3 agosto 2026 cambia il bonus caldaia per una delle sostituzioni più discusse: il passaggio da una caldaia a gas a stufe, caminetti o altri impianti a biomassa. La stretta arriva con l’applicazione della RED III, recepita in Italia dal D.Lgs. 5/2026, e sposta il baricentro degli incentivi: meno sostegno alla combustione domestica, più spazio a pompe di calore, sistemi ibridi certificati e solare termico.
Stop al passaggio da gas a biomassa
La novità principale è netta: chi sostituisce una caldaia a gas con una stufa a pellet, una stufa a legna o un caminetto a biomassa non potrà più accedere agli incentivi pubblici. Finora questo intervento poteva rientrare nella detrazione del 50% per l’abitazione principale e del 36% per gli altri immobili. Dal 3 agosto, invece, restano fuori sia le detrazioni fiscali sia il Conto Termico 3.0.
La ragione è ambientale. Il passaggio dal gas alla biomassa introduce emissioni di PM10 e PM2.5, proprio mentre le politiche europee chiedono di ridurre l’impatto del riscaldamento domestico sulla qualità dell’aria. Per molte famiglie la scelta dell’impianto dipende anche dal confronto tra costi, consumi e offerte per gas. Senza incentivo, però, la biomassa diventa una soluzione da valutare con più attenzione.
Biomasse ammesse solo con requisiti stretti
La biomassa non viene esclusa del tutto dagli incentivi, ma dal 3 agosto resta agevolabile solo in casi molto più limitati. Il punto centrale è questo: non sarà più incentivato il passaggio da una caldaia a gas a un impianto a pellet, legna o caminetto. Il bonus potrà invece restare quando si sostituisce un vecchio impianto a biomassa con un nuovo generatore della stessa categoria, purché sia più efficiente e produca molte meno emissioni.
Per ottenere l’agevolazione non basta quindi installare un apparecchio nuovo. Il sistema deve rispettare requisiti tecnici precisi, pensati per premiare solo gli impianti realmente più performanti:
- certificazione ambientale a 5 stelle;
- rendimento termico almeno pari all’87% per le caldaie;
- emissioni di particolato primario non superiori a 1 mg/Nm³;
- rottamazione documentata del vecchio impianto;
- sistema di accumulo adeguato;
- combustibile certificato, con pellet in classe A1 secondo la norma UNI EN ISO 17225-2.
La parte documentale diventa quindi decisiva. Fatture, certificazioni e caratteristiche tecniche devono essere coerenti tra loro, perché l’agevolazione non dipende solo dall’acquisto del generatore, ma dall’intero intervento: sostituzione, qualità dell’impianto, emissioni, rendimento e combustibile utilizzato. In pratica, la norma non premia più la biomassa come alternativa generica al gas, ma solo il ricambio di apparecchi già a biomassa con modelli molto più efficienti e controllati.
Pompe di calore e sistemi ibridi restano in gioco
Gli incentivi si concentrano sulle tecnologie considerate più compatibili con la transizione energetica: pompe di calore elettriche, sistemi ibridi certificati “factory made” e impianti solari termici. Per queste soluzioni restano attivi Ecobonus, Bonus ristrutturazioni e Conto Termico 3.0. In alcuni casi il rimborso può arrivare fino al 65% della spesa sostenuta.
La scelta, però, non è automatica. Una pompa di calore può ridurre l’uso di combustibili fossili, ma va valutata insieme al costo della luce, all’isolamento dell’abitazione e al reale consumo energetico. Dal 3 agosto cambia anche il quadro delle ristrutturazioni: chi interviene sull’impianto termico dovrà integrare fonti rinnovabili, salvo impossibilità tecnica o economica documentata.
La nuova regola è chiara: non basta cambiare generatore. Serve una strategia che tenga insieme impianto, tariffe, offerte luce gas e interventi sull’efficienza. I migliori consigli per risparmiare energia partono da qui: dal 3 agosto il bonus premia meno la sostituzione rapida e più la riqualificazione pensata.