Ultima modifica il 19 gennaio 2026 alle ore 10:49

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La Casa Bianca alza il livello di pressione su Teheran: Donald Trump ha annunciato dazi del 25% per i Paesi che continuano a fare affari con lโIran, presentandoli come una misura โcon effetto immediatoโ e โdefinitivaโ. La mossa, legata alla crisi interna iraniana e ai contatti diplomatici avviati, apre perรฒ unโincognita economica: quando la geopolitica colpisce i flussi commerciali, la volatilitร puรฒ arrivare fino ai costi di energia e bollette.
Lโannuncio รจ arrivato via social, con una formula che mira a colpire non solo lโIran ma anche chi mantiene rapporti con Teheran: una tariffa del 25% su โtutti gli affariโ svolti con gli Stati Uniti per qualsiasi Paese che commercia con la Repubblica islamica. Washington, almeno nelle prime ore, non ha diffuso dettagli operativi su tempi, perimetro o possibili esenzioni, limitandosi a presentare la scelta come un ordine vincolante. Resta da capire come verranno valutate, nel concreto, le singole transazioni.
Sul piano politico, la misura viene inserita nel tentativo di fermare la repressione delle proteste in Iran. Le stime sulle vittime variano molto: da circa 600 a 2.000 fino a oltre 12.000 secondo diverse fonti e testimonianze, mentre รจ stata riportata anche la cifra di 2.000 morti citando un funzionario iraniano.
Accanto alla leva commerciale resta aperto il canale diplomatico. Sono stati segnalati contatti attraverso lโinviato speciale Steve Witkoff e lโapertura di Teheran a negoziati โequiโ e basati sul โrispetto reciprocoโ, pur ribadendo di essere โpreparata alla guerraโ. Nel frattempo, a Washington si lavora a una gamma di opzioni, dalla diplomazia fino a scenari militari, da sottoporre al presidente.
I numeri aiutano a capire perchรฉ la minaccia dei dazi secondari potrebbe avere eco ben oltre il Medio Oriente. Nel 2022 lโIran ha esportato verso 147 partner commerciali e tra le principali destinazioni figurano Cina, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Brasile e Russia. ร una rete ampia, che rende la misura potenzialmente dirompente se applicata in modo rigido.
Il peso della Cina รจ centrale: oltre 32 miliardi di dollari di interscambio con Teheran, con Emirati e Turchia tra gli altri partner rilevanti. Nella lista compaiono anche Iraq, Unione europea e India, segno che il dossier non riguarda solo gli equilibri asiatici, ma anche filiere industriali e servizi.
Sul fronte europeo, tra i Paesi Ue con rapporti commerciali con lโIran guida la Germania, seguita dallโItalia, poi Paesi Bassi, Francia e Spagna. Per Roma il tema รจ concreto: lโexport italiano verso lโIran valeva 663 milioni di euro nel 2024, mentre sono state stimate importazioni per quasi 200 milioni e vendite per circa 500 milioni. Intanto Pechino ha criticato lโiniziativa americana e Giappone e Corea del Sud hanno detto di monitorare gli sviluppi.
Il collegamento con energia e bollette passa soprattutto dal petrolio, che resta una delle principali leve economiche di Teheran. Il principale sbocco del greggio iraniano รจ la Cina, dove finisce lโ80% della produzione, anche se quel petrolio pesa per il 9% del totale importato da Pechino. Se i dazi minacciati diventassero effettivi, alcuni Paesi potrebbero ricalibrare acquisti e rotte, con effetti indiretti sui prezzi internazionali e sul clima di rischio.
Cโรจ poi lโelemento dellโincertezza: una strategia simile era stata evocata nel 2025 sul Venezuela, senza arrivare โ โfino ad oggiโ โ allโapplicazione concreta delle tariffe annunciate. Ma lโescalation commerciale รจ un tratto ricorrente: viene citata anche una proposta di legge al Congresso che consentirebbe dazi fino al 500% per chi acquista energia dalla Russia, a dimostrazione di quanto il settore energetico sia ormai centrale nelle dispute tariffarie.
Per le famiglie italiane, la ricaduta non รจ automatica ma puรฒ manifestarsi come maggiore volatilitร dei prezzi allโingrosso, che tende a riflettersi su offerte variabili e, a cascata, sul costo finale di luce e gas. In questa fase, vale la pena tenere dโocchio tre segnali: