L’evoluzione del condominio in un mondo sempre più Smart

L’industrializzazione nel condominio è realtà?

Nelle ultime settimane si è  concretizzata la possibilità da parte di un “amministratore di condominio Spa” di quotarsi in borsa, intraprendendo un percorso che porterà – se realizzato – inevitabilmente ad uno strappo metodologico e culturale di notevole impatto.  

Il Condominio “Smart”

Non si tratta di auspicare l’avvento o meno dell’amministratore “imprenditore” per accelerare un processo di modernizzazione dei condòmini/consumatori finali, in molti da tempo hanno ipotizzato un’evoluzione dell’amministratore in una figura professionale “nuova” che non si limiti alla sola gestione delle parti comuni, ma che curi e gestisca i bisogni dei così detti “tenant”, i condòmini del futuro, o meglio del presente (pensando ai cambiamenti dei consumi e dei servizi post covid); coloro che avranno sempre più la necessità di ricevere servizi allo spazio, alla proprietà esclusiva ed alla persona; in tempo reale ed in modalità “smart”.

L’Italia è “unica”, anche nel condominio.

Ma questo futuro prossimo deve fare necessariamente i conti con la peculiarità del mercato italiano che, escludendo le 4 o 5 città metropolitane è fatto prevalentemente di provincia e di condomini poco numerosi che prediligono un rapporto fiduciario e personale con l’amministratore (persona fisica) pur se appartenente ad una struttura societaria o ad un network. 

In pratica il condòmino italiano non rinuncia all’efficienza dell’organizzazione, all’efficacia del pronto intervento, alla serenità del call center h24, ma vuole comunque avere la possibilità di interfacciarsi con un interlocutore in carne ed ossa che conosce le sue peculiarità, le sue abitudini, i suoi bisogni. 

E’ lo stesso concetto che ritroviamo nella cura della salute. Va bene le strutture diagnostiche, va bene lo specialista al bisogno, ma il medico di famiglia sa’ come sono fatto e mi conosce da ragazzino ed è l’unico che può consigliarmi al meglio al di la’ delle competenze specifiche.

Non si tratta di salvaguardare – come la foca monaca – dall’estinzione certa l’amministratore “chioccia” – come è stato definito di recente l’amministratore tradizionale – ma di attuare quel giusto mix tra un’impostazione tradizionale appunto, dove il condòmino ha un rapporto fiduciario, diretto e frequente con l’amministratore e quella più evoluta con un rapporto più asettico ma che predilige risultati di gestione efficiente e soprattutto la valorizzazione dell’immobile. 

Il Franchising condominiale è la soluzione

Il connubio perfetto tra buidling e facility management, problem solving, standardizzazione dei servizi e rapporto fiduciario è senza dubbio il franchising. Con questo modello si garantisce efficienza organizzativa, servizi efficaci, affidabilità, multidisciplinarietà, informatizzazione delle attività da un lato e personalizzazione, problem solving, interfacciamento unico, rapporti fidelizzati dall’altro.

In Italia tutti auspicano l’arrivo di competitor, società energetiche, banche ed assicurazioni che timidamente si stanno approcciando al mondo delle amministrazioni condominiali per arrivare al “consumatore finale”, ma nessuno conosce i tempi di realizzazione di tale scenario né se l’impatto che tale ingresso avrà sull’intero mercato italiano sarà così determinante da modificare ruoli e forze in campo. Per ora le previsioni delle tempistiche sono del tutto infondate.

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